Sovranità Alimentare: perché protestare riguarda te, non solo gli agricoltori
Buongiorno e bentrovati. Come sempre spero che stiate bene, perché oggi voglio parlarvi di qualcosa che ci tocca tutti, nessuno escluso. Ho deciso di raddoppiare gli appuntamenti di Ager Cultura, portandoli a due al mese, perché sento che il tempo corre troppo veloce e l'agricoltura ha bisogno di essere raccontata di più. Quindi anche in questo blog, vi troverete due articoli al mese, che vi racconteranno in parole, i temi che troverete più approfonditamente nel podcast. In questo 2026 così incerto, tra dazi e crisi geopolitiche, c’è una domanda che mi ronza in testa: siamo davvero sicuri che il cibo non possa diventare, un giorno, il nostro problema più grande?
In questa puntata sono voluto tornare alle basi, alle definizioni pure di agricoltura e allevamento, non per fare una lezione di scuola, ma per ricordarci che senza queste attività perdiamo il controllo sulla nostra stessa vita. Spesso diamo per scontata l'abbondanza che troviamo al supermercato, ma basta un attimo per tornare con la mente al periodo del Covid, non so se ve lo ricordate ancora, quando ci accorgemmo improvvisamente di quanto fosse fragile la catena delle importazioni. Se vi ricordate , le cose che che non producevamo più, iniziavano a scarseggiare. Perdere l'agricoltura nazionale significa perdere l'autonomia, e la cosa che più mi spaventa è che ripristinare un settore così lento, che segue i ritmi della natura e non quelli di un software, è un'impresa che richiede anni, non giorni.
Ho riflettuto molto sul fatto che, paradossalmente, per un sistema Paese sarebbe quasi "più facile" produrre tutto all'estero: meno inquinamento locale, niente sussidi della PAC (quindi soldi risparmiati da utilizzare per altro), più terreni per il fotovoltaico, e tantissime altre cose. Ma a che prezzo? Siamo pronti a prendere solo quello che gli altri decidono di esportare, finché decidono di farlo? In questo episodio non cerco di darvi risposte preconfezionate, ma vi invito a guardare oltre la superficie delle proteste e degli accordi internazionali. A fare una riflessione ulteriore, immaginandovi come potrebbe essere per il futuro. Vi aspetto per ascoltare queste riflessioni insieme. Grazie per essere parte di questo nuovo percorso insieme, ci sentiamo nel podcast! Buona giornata.



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